venerdì 20 ottobre 2017

Fabbrica Italiana di Automobili con sede ad Intra


Correva l'anno 1903.
Il lago Maggiore era uno specchio nel quale si rispecchiavano i sogni di una famiglia.
I figli dell'ingegnere Roberto Zust decidono di fondare la Fabbrica Italiana di Automobili con sede e stabilimento ad Intra.
Facciamo un passo indietro nella storia, chi era Roberto Zust?
Ingegnere svizzero, che nel 1878 decise di entrare a lavorare presso la Guller & Croff, azienda che si occupava di costruzioni meccaniche e macchine di precisione.
La Guller & Croff aveva sede ad Intra sin dal lontano 1854, anno di fondazione.
Nel 1893 l'ingegnere Roberto Zust rileva la società cambiando la denominazione sociale ed utilizzando il proprio nome come marchio.
Roberto Zust, padre, muore nel 1897 lasciando l'azienda ai 5 figli.
Nel 1903 i figli coronano il sogno del padre fondando, come detto in apertura, la "Zust Ing. Roberto, fabbrica italiana di automobili".


Le officine erano situate ad Intra ed occupavano una superficie di oltre 20.000 metri quadrati. In questo stabilimento si producevano turbine, macchine a vapore ed automobili che, a quel tempo, venivano considerate di lusso.
Le prime indicazioni che l'avventura della famiglia, di origine, svizzera stava andando nella giusta direzione si ebbero nel 1905 quando, sul Manuale dell'automobilista, comparve questa segnalazione:"L'ingegnere Roberto Zust di Intra costruisce autovetture che si sono meritate l'appellativo di Mercedes italiane. Gli stabilimenti Zust producono macchine molto bene studiate secondo le vedute tecniche moderne e perfezionate al massimo grado".

In breve tempo arriva il successo e, con esso, il trasferimento dell'azienda a Milano. Ad Intra rimane la produzione di macchine utensili.
Nel 1906 i fratelli decidono di fondare, a Brescia, la Brixia-Zust per la produzione di modelli più economici.


Il sogno non si limitava alla produzione di veicoli di serie.
La famiglia Zust voleva partecipare alle grandi competizioni internazionali che stavano nascendo in ogni angolo del mondo!
Arriviamo, di corsa, al 1908!
La Zust decise di partecipare a Rally New York - Parigi.
La brillante prestazione conseguita in questa manifestazione fece conoscere il marchio al mondo intero come produttore, costruttore ed ideatore di veicoli solidi ed affidabili. Tra le tante sfide che l'auto partecipante al rally dovette affrontare, vorrei ricordare l'attraversamento della Siberia.
Siamo nel 1908!

L'ultima sfida da affrontare era l'ingresso nel mondo della pubblicità.

La Zust entrò in quel mondo con una bellissima campagna!

" DIFFIDA. TELEGRAMMA pervenuto dalle regioni degli angeli e dei santi e delle sfere erranti e dei volanti cherubini d'oro ad Enrico Maggioni, rappresentante generale degli Automobili Zust. Le agognate porte del paradiso resteranno chiuse a tutti i possessori di vetture Zust e Brixia-Zust, e specialmente ai nuovi acquirenti. E sarà giustizia di compenso, poiché essi troppo avranno goduto sulla terra! FIRMATO PER IL PADRE ETERNO, SAN PIETRO"

Questa pubblicità, che sarebbe innovativa anche nel 2015, apparve per la prima volta nel gennaio del 1908 sulla rivista l'Automobile.
Nel frattempo il mondo cambia, la cattiveria e l'odio tra i popoli aumenta.
Nascono guerre che vengono combattute, anche, con lo sviluppo della tecnologia.
I trasporti delle truppe assumono un'importanza vitale, per questo motivo la Zust, nel 1910, presenta la propria candidatura al concorso per la fornitura di veicoli all'esercito italiano.


La Zust si aggiudica il concorso per cui, a partire dal 1910, inizia la produzione di camions per l'esercito. Questi veicoli verranno utilizzati per la guerra in Libia ed in Tripolitania.
Pochi anni dopo l'Europa è in guerra!
La Zust limita al minimo la produzione di autovetture a favore della costruzione di camions per il trasferimento dei soldati.
Nel frattempo le consociate della casa madre versano in pessime acque. 
La Brixia-Zust è in perdita secca, motivo che induce la famiglia all'assorbimento del marchio e degli stabilimenti.
Malgrado i riassetti economici ed amministrativi, nel 1917 la Zust viene ceduta alla OM.
In pochi anni tutto si è trasformato, elevato e poi svilito.
Dopo la cessione la "Ing. Zust Roberto - officine meccaniche e fonderie" continuerà ancora per qualche anno la sua produzione nella sede di Milano.
Cosa rimane del sogno dell'ing. Roberto Zust?
Una bellissima cavalcata da Intra a Parigi passando per New York e la Siberia.
Un ricordo che si mescola ai fiocchi di neve della pianura russa......

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/




Bibliografia

Cent'anni fa nasceva la Zust, di Donatella Biffignandi. Centro di documentazione del Museo nazionale dell'automobile di Torino. 2003.

domenica 15 ottobre 2017

la strana storia di Audrey Munson, la prima top model della storia









Anche se non avete mai sentito parlare di Audrey Munson, l’avete forse vista: la statua della fontana davanti al Plaza Hotel di New York, la statua sul ponte di Manhattan, e la statua davanti alla New York Public Library hanno le sue sembianze. Fu lei a interpretare i primi film di nudo, ispirò innumerevoli opere d'arte. Audrey Munson fu un’icona del suo tempo. Tuttavia la sua storia è scomparsa dalla memoria americana. Era nata a Rochester, NY, nel 1891. Nel 1909, quando aveva 17 anni, si trasferì a New York con la madre per diventare un'attrice. Mentre faceva shopping sulla Fifth Avenue, fu notata dal fotografo Felix Benedict Herzog, che le chiese di posare per lui nel suo studio. Herzog la presentò ai suoi amici artisti, e Audrey iniziò a posare per molti di loro. Lo scultore Isidore Konti la convinse a posare nuda, usandola come modello per le tre figure delle "Tre Grazie" per la nuova grande sala da ballo dell'Hotel Astor a Times Square. Per un decennio la Munson fu il modello preferito di una miriade di scultori e pittori di New York. Nel 1915 era così famosa che fu scelta come figura femminile simbolo dell’esposizione internazionale di Panama, e fu soprannominata "Panama-Pacific Girl”. Sulla scia di questo grande successo Adurey fece anche carriera nell'industria cinematografica nascente, recitando in quattro pellicole. Nel primo film, Inspiration (1915), apparve completamente nuda, il primo nudo in un film cinematografico americano. I suoi films ebbero molto successo, e iniziò a frequentare il bel mondo di New York. La madre voleva farle sposare il più ricco scapolo d’America dell’epoca Hermann Oelrichs Jr. Ma il 27 gennaio 1919 Audrey scrisse una lettera al Dipartimento di Stato americano denunciando Hermann Oelrichs Jr. come parte di una rete filo-tedesca che voleva rovinare la sua carriera cinematografica. Scrisse di voler abbandonare gli Stati Uniti, e ricominciare la sua carriera cinematografica in Inghilterra.  All'epoca Audrey viveva con la madre in una pensione a Manhattan, di proprietà del Dr. Walter Wilkins. Wilkins si innamorò di lei e uccise sua moglie, Julia, per sposarla. Audrey e la madre spaventate fuggirono in Canada, inseguite dalla polizia che le pensava complici del delitto. Furono trovate e interrogate da agenti dell'agenzia Burns Detective di Toronto; i contenuti dei loro interrogatori non furono mai rivelati, ma Audrey Munson negò decisamente di avere avuto una relazione romantica con il dottor Wilkins. Wilkins fu condannato alla poltrona elettrica. Si impiccò nella sua cella prima che la sentenza fosse eseguita. Nel 1920, Audrey, senza lavoro a causa di questo suo coinvolgimento con Wilkins, viveva a Siracuse, New York, mantenuta dalla madre che vendeva porta utensili da cucina. Il 27 maggio 1922, Audrey tentò il suicidio inghiottendo una soluzione di bicloruro di mercurio, incolpando delle sue condizioni disagiate gli ebrei. Scrisse addirittura alla Camera dei Rappresentanti chiedendo di approvare una legge che la proteggesse "dagli Ebrei".  L'8 giugno 1931, tre giorni dopo il suo quarantesimo compleanno, sua madre chiese a un giudice di rinchiuderla in manicomio. Il giudice della contea di Oswego ordinò che Audrey fosse rinchiusa nell’istituto di Stato di St. Lawrence dove fu trattata per depressione e schizofrenia per 65 anni, fino alla morte nel 1996 all'età di 104 anni. Fu seppellita senza una lapide che ne ricordasse almeno il nome, nella tomba di famiglia nel cimitero di New Haven a New York. Nel 2016, vent’anni dopo la sua morte, la sua famiglia decise di aggiungere una lapide con il suo nome per quello che sarebbe stato il suo 125 ° compleanno. 

fonte: http://larapavanetto.blogspot.it/

domenica 8 ottobre 2017

il mistero del numero 23


numero 23
In un incredibile enigma numerologico è racchiuso un universo che va dai Rosacroce agli Hacker, dalla teoria dei Quanti alla serie cult Lost The Number 23, film di Joel Schumacher in versione psyco-dark-thriller. 

Nel film accade questo: Carrey è Walter, una specie di Truman (quello del Truman Show) a cui un giorno l'avvenente moglie, Virginia Madsen, regala un libro misterioso intitolato The Number 23. Più va avanti nella lettura più scopre somiglianze tra la sua vita e quella del protagonista del libro.


E più procede con la lettura, più si identifica con lo strano detective Fingerling. La roba va talmente avanti che Walter diventa Fingerling e la moglie diventa Fabrizia la donna 'masochista' di Fingerling. Un espediente che permette sia a Carrey che alla Madsen di interpretare anche i loro inquietanti doppi. E mentre la storia dei due amanti semi diabolici si avvia alla naturale conclusione, noi scopriamo che ruolo ha avuto e avrà il 23 nella vita e nel futuro di Walter.

Il numero 23 in alcune tradizioni popolari è sinonimo di fortuna, seppur attraverso il significato traslato e non proprio chic di 'avere culo.' Quindi il 23 è un numero fortunato. Se fosse solo questo, che è già un indizio rivelatore, staremmo a perdere tempo. Siccome lo scetticismo è un avversario tostissimo - non per niente esiste la parola apofonia che indica la tendenza a scoprire connessioni tra fenomeni ed eventi che nella realtà non hanno alcun legame - prima di raccontare da dove provenga questa storia vi presentiamo un elenco di date, dati, fatti legati al numero 23 che non possono non suscitare almeno curiosità.

Con una breve anticipazione di uno degli argomenti principali: lo sceneggiatore del film, Fernley Phillips, ha pubblicamente indicato la trilogia di Robert Anton Wilson e Robert Shea The Illuminatus Trilogy come principale fonte d'ispirazione del suo script. E la trilogia degli Illuminati è il testo che ha reso famoso il Discordianesimo, uno scherzo travestito da religione e una religione travestita da scherzo che continua a nutrire il pensiero antagonista e ha contribuito in modo determinante alla diffusione dell'enigma del numero 23. Esso, secondo i Principia Discordia è visto alternativamente come fortunato, sfortunato, sinistro, semplicemente strano, perfino sacro alla dea Eris, ma anche alle malvagie divinità dei miti di Cthulhu.

Secondo molti studiosi della Bibbia, Gesù Cristo nacque il 23 luglio e ricevette 23 frustate prima di vedere Satana tra la folla. I Templari ebbero 23 Gran Maestri. Sia il calendario sumero che quello egizio cominciavano dal 23 luglio. Il sangue impiega 23 secondi a circolare nel corpo umano. Il genoma umano contiene 23 paia omologhe di cromosomi. Il bioritmo del ciclo fisico dura 23 giorni. Il 23 era il numero preferito da Hitler. L'asse terrestre è spostato di 23,5 gradi (da notare che 5=2+3). William Shakespeare nacque il 23 aprile 1564 e morì il 23 aprile 1616. River Phoenix era nato il 23 agosto 1970 ed è morto a 23 anni. Giulio Cesare è stato ucciso con 23 coltellate. Pancho Villa è stato ucciso il 23 luglio 1923. Kurt Cobain era nato nel 1967 (1+9+6+7=23) ed è morto nel 1994 (1+9+9+4=23). La W - 23ma lettera dell'alfabeto - sulla tastiere con l'alfabeto latino (qwerty) è immediatamente sotto e a metà tra il 2 e il 3. La città di Tokyo, capitale del Giappone, è divisa in 23 quartieri speciali. 23 è il numero atomico del vanadio. Secondo la leggenda, Adamo ed Eva ebbero 23 figlie. È interessante notare che l'Apocalisse di Giovanni sia formata da 22 capitoli. Qualcuno pensa che manchi il capitolo 23, che - sempre secondo alcuni - dovrebbe dire chiaramente come finirà il Giorno del Giudizio e chi, fra Dio e Satana, vincerà e avrà il controllo della Terra. Nel codice dei telegrafisti 23 significa "a capo." È uno dei numeri della sequenza numerica dell'Equazione di Valenzetti (4 8 15 16 23 42), che gioca un ruolo molto importante nel serial televisivo Lost. Se in una stanza ci sono 23 o più persone, la probabilità che almeno due di esse siano nate lo stesso giorno è maggiore del 50%. È un numero fondamentale per alcuni movimenti esoterici Il numero 23 è anche rappresentato nella frase "ti amo": ti=2 lettere amo=3 lettere. Sommando le cifre di 11/09/2001 (Twin Towers) risulta 23 (11+9+2+1=23) Sommando le cifre di 15/04/1912 (Titanic) risulta sempre 23 (1+5+4+1+9+1+2=23). La Bomba venne lanciata su Hiroshima alle 8:15 (8+15=23). Giovanni Falcone magistrato antimafia fu assassinato nell'anno 1992, il 23/5 (23/2+3). Miguel de Cervantes Saavedra e William Shakespeare sono considerati i più grandi esponenti della letteratura spagnola e inglese. Entrambi sono morti il 23 aprile 1616. I maya predissero che il mondo sarebbe finito nel 2012 (20+1+2=23). Il terremoto che ha colpito l'Irpinia nel 1980 è avvenuto il giorno 23 novembre. La parola inglese end è collegata al numero 23 (sommando i corrispettivi nell'alfabeto inglese si ottiene E=5, N=14, D=4; 5+14+4=23). Da notare che la parola italiana corrispondente fine, con le corrispondenze nell'alfabeto italiano (che manca di cinque lettere in confronto a quello inglese), è F=6, I=9, N=12, E=5, da cui 6+9+12+5=32; 32 è 23 al contrario. L'alfabeto latino ha 23 lettere.

Beh, insomma, ce n'è abbastanza quantomeno per giustificare perché si parla tanto dell'Enigma del 23. Tanto per dirne una, l'intera serie Lost, uno dei grandi successi mondiali della tv, in buona parte delle sue puntate offre una ricca serie di connessioni con il 23. Gli autori sono devoti cultori delle teorie di Robert Anton Wilson e Robert Shea che, tornando indietro fino alla Cabala, l'esoterismo, i Rosacroce e la Rivoluzione francese, hanno clamorosamente anticipato le speculazioni miliardarie di Dan Brown e Il Codice Da Vincie di Umberto Eco e Il pendolo di Foucault.

Del 23, e questo non è sorprendente, si è occupato ampiamente anche Aleister Crowley, l'occultista considerato il fondatore del moderno satanismo, adorato da Aldous Huxley o da  Timothy Leary, dai Beatles, Mick Jagger, Robert Plant, David Bowie, Ozzy Osbourne.

La Trilogia Illuminatus!
Sia ben chiaro: qui non stiamo facendo un'enciclopedia. Solo per dire che quella che state per leggere è una sintesi di un materiale amplissimo. La Trilogia Illuminatus fu scritta tra il 1969 e il 1971 da Robert Anton Wilson e Robert Shea come una postmoderna, satirica avventura di fantascienza ispirata alle teorie complottistiche, vere e immaginarie, mediante cui gli autori rileggono la teoria degli Illuminati e del Discordianesimo ricavandone di fatto un sistema di idee che alimenta il pensiero antagonista che si oppone al mondo globalizzato delle multinazionali, in nome del situazionismo e della provocazione culturale.

Stando alle fonti il Discordianesimo è stato fondato da Kerry Thornley e Greg Hill, detto Malaclypse il Giovane o Mal-2, come una religione travestita da scherzo travestito da religione. Il documento fondamentale è il Principia Discordia di Hill. In una chiave ironica si denuncia l'illusorietà del pensiero occidentale che offre in realtà solo una delle possibili chiavi di lettura del mondo. Solo chi è illuminato non si stupisce del fatto che altri sistemi di pensiero portino a una diversa lettura del mondo che, al contrario di molte religioni che si basano sul concetto d'armonia, è fondato sul principio del caos apparente. La divinità del Discordianesimo è Eris, la dea della discordia della mitologia greca, il cui numero sacro è il 23. Il discordianesimo attinge alla numerologia. Certo il testo che lo ha fatto conoscere è la Trilogia Illuminatus.

Quanto invece agli Illuminati bisogna risalire al XV secolo, quando il termine ha cominciato a indicare una persona in comunicazione con una superiore fonte di conoscenza. La parola dovrebbe provenire dalla cultura gnostica italiana ma si è diffusa in Spagna dove l'Inquisizione mandava al rogo gli Illuminati, provocandone la migrazione in Francia. Gli Illuminati appartengono al mondo dei Rosacroce. Secondo la leggenda l'ordine dei Rosacroce fu fondato nel 1407, al suo ritorno in Germania, da un tedesco di nome Christian Rosenkreuz (1378 - 1484) che soggiornò a Damasco e in Terra Santa, dove avrebbe studiato l'occultismo.

Secondo una leggenda meno conosciuta e circolante in ambiente massonico, l'ordine venne invece creato nell'anno 46 DC, quando il saggio gnostico alessandrino Ormus e sei suoi discepoli si convertirono al Cristianesimo ad opera di San Marco, fondendo la dottrina cristiana con i misteri egiziani: Christian Rosenkreuz sarebbe stato iniziato a quest'ordine, divenendone il gran maestro, invece di averlo fondato.

Tra gli adepti dei Rosacroce Leonardo da Vinci, Nostradamus, Bacon, Shakespeare, Mozart, Beethoven, Victor Hugo, Isaac Newton. Senza approfondire troppo, tra le pratiche dei Rosacroce c'è l'alchimia e l'alchimia va d'accordo con la numerologia e l'enigmistica.Dunque il 23. La setta degli Illuminati fu fondata nel XVIII secolo in Baviera e i suoi principi - dietro i quali ci sono quelli del misticismo e dello occultismo - hanno finito per ispirare la Rivoluzione Francese.

Nel XX secolo l'idea di una cospirazione degli Illuminati ha alimentato la paranoia da complotto sulla quale è cresciuta anche la paura del comunismo e che ha finito per ispirare Robert Anton Wilson. Tra i prodotti più cari alla Rete del Discordianesimo c'è la parola fnord che sostanzialmente è l'indicazione tipografica di informazione deviante.

Tra gli hacker pare sia usata a indicare frasi casuali o surreali, o che abbiano un sottotesto coercitivo e fuori contesto. Vedere i fnords vuol dire non subire il potere ipnotico delle parole (il Discordianesimo denuncia l'uso subliminale delle parole da parte del potere). La frase 'ho visto i fnords' è comparsa su un celebre graffito che - tra gli anni '80 e i '90 - ha decorato un ponte della ferrovia vicino Coventry, in Gran Bretagna, citato da Jonathan Coe nel suo romanzo L'Amore non Guasta. Guardate un pò fino a dove si arriva seguendo le tracce dell'enigma del numero 23. Che si dice prenda tutto il suo potere evocativo dal fatto di essere formato da 2 e 3. E che sia inevitabilmente legato al 13.

Fonte tratta dal sito .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/

venerdì 6 ottobre 2017

ARS Notoria

Un antico libro che insegna abilità sovrumane?

L'ARS Notoria è uno dei libri più misteriosi mai scritti. Si tratta di una miscela dai contenuti mistici, storici e sensazionali che promette di insegnare abilità sovrumane a coloro che seguono ciò che vi è scritto.

Il libro contiene una serie di preghiere che sono state scritte in diverse lingue, tra cui l'ebraico, il greco e il latino.

Se siete alla ricerca di un antico libro scritto in tempi remoti che è l'ultimo libro degli incantesimi date un'occhiata al Ars Notoria.

Guardate indietro nella storia. Noterete che migliaia di anni fa, persone provenienti da tutto il mondo hanno cercato testi antichi che promettono l'impensabile; poteri sovrumani incomprensibili per la scienza.

Presumibilmente, l'Ars Notoria è uno di quei testi...


“L’effetto di questo lavoro non sarà la Lesse quindi: ma le orazioni devono per due volte essere pronunciato: E per quanto riguarda la conoscenza di una visione, e le altre virtù che questi Santi Orations hanno; tu puoi provare e riprovare, quando e come vuoi. “(Scarica) -Ars Notoria La Notory arte di Solomon.

L’Ars Notoria è uno dei cinque antichi incantesimi che compongono la chiave minore di Salomone, noto anche come Clavicula Salomonis Regis o Lemegeton: una collezione di libri di incantesimi sulla demonologia compilato nel 17 ° secolo da script e testi antichi che sono di secoli più vecchi.
È interessante notare che l’Ars Notoria o Notory Art è infatti il più antico conosciuto del Lemegeton. E ‘stato per la prima volta tradotto nel 1236 da Michael Scot e, quindi, è stato scritto in precedenza.
Che tipo di poteri da l’Ars Notoria?

L’Ars Notoria è detto di concedere memoria eidetica e l’apprendimento istantanea per il mago (lettore). Il libro contiene una serie di preghiere che sono state scritte in diverse lingue, tra cui l’ebraico, il greco e il latino.

Tuttavia, ci sono quelli che suggeriscono che dall’Ars Notoria bisogna stare lontano.
Infatti, Giovanni di Morigny, un prete del 14 ° secolo, ha seguito le istruzioni e la guida del Ars Notoria. Invece di ottenere la massima padronanza accademica, Morigny, si dice che abbia subito spaventosi, apparizioni demoniache. Alla fine, ha creato il suo manoscritto personale, il Libor Visonum, nella quale ha consigliato la gente di stare lontana da Ars Notoria.

Se siete ancora interessati da dare una sbirciatina al Ars Notoria, è possibile scaricare una copia, tradotta dal latino in inglese da Robert Turner, 1657 QUI. (Trascritto e convertito in Acrobat da Benjamin Rowe, Luglio 1999 Prefazione Copyright 1999 da Benjamin Rowe).

Fonte: www.filosofiaelogos.it

Tra quelli che hanno studiato i poteri del Ars Notoria c'è stato Giovanni di Morigny, un monaco del XIV secolo, che ha cercato di raggiungere la saggezza e la padronanza accademica; era afflitto da visioni ultraterrene e demoniache. 

Dopo aver provato senza successo, ha continuato e ha creato il proprio grimorio chiamato Il Libor Visonum, affermando che l’Ars Notoria era reale e funzionante. Tuttavia, questo e costato un prezzo estremamente alto al lettore.

All’interno degli antichi testi, c’è un trucco di comunicazione che molti lettori troveranno affascinante. Denominato ‘esperimento magnetico’, spiega dettagliatamente come usare in modo accurato una calamita e una bussola ‘per comunicare sulle grandi distanze. Si ritiene che se si strofinano esattamente i due aghi contro la calamita, gli aghi si ‘impiglierebbero’ l’uno con l’altro. Quindi, di conseguenza, se uno ago si sposta, farebbe muovere anche l’altro ago.

Inoltre, se uno colloca gli aghi nel centro di un cerchio di lettere e immagini, due persone sarebbero in grado di comunicare a grandi distanze enunciando delle parole.

È interessante notare che l’antico testo contiene molte idee e nozioni che sono considerate essere più avanti del loro tempo.

Tuttavia, tenuto conto delle informazioni disponibili, è difficile concludere se tali testi antichi siano stati reali e avessero qualche potere ad essi associati. Considerando che nel lontano passato il numero di alfabetizzazione era estremamente basso, era facile manipolare le persone facendo loro credere qualcosa (come un libro antico) avesse poteri magici ad esso associati.

Fonte: ningishzidda.altervista.org

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

giovedì 28 settembre 2017

il Fentanyl uccide 91 statunitensi al giorno

È ormai la prima causa di morte per gli americani sotto i 50 anni, quindi in età produttiva: 91 americani muoiono ogni giorno per overdose da Fentanyl, un oppioide sintetico, antidolorifico, che crea forte dipendenza. La chiamano “opioid epidemic”: 52.000 morti nel 2015, 59.000 nel 2016 (più 19%), già oltre 60.000 ad agosto 2017; saranno almeno 65.000 a fine anno.
Aumenti spaventosi.
Gli Stati Uniti sono il paese con più morti per overdose del mondo per milione di abitante e lo sono per un differenziale enorme: 245,8 morti ogni milione all’anno contro i 26,4 per milione in Europa, dati del 2015, quindi 10 volte di più. A morire per overdose non sono tanto i neri o gli ispanici, sono soprattutto i bianchi, e soprattutto i maschi bianchi. Un coroner della Pennsylvania occidentale lamenta: ogni notte mi arrivano anche 13 corpi, non so più dove metterli; è come una peste.
In vari Stati i poliziotti sono stati forniti di Naloxone, un farmaco d’emergenza: se trovano un morente per overdose, l’iniezione può salvarlo, ma ovviamente non fa nulla per ridurre il tasso di dipendenza. Lo Stato dell’Ohio ha querelato cinque farmaceutiche che fabbricano e producono il Fentanyl, per “favoreggiamento dell’epidemia”.
Incredibilmente, il Fentanyl viene prescritto dai medici, appunto come antidolorifico – almeno all’inizio. Poi i pazienti cominciano a comprarlo illegalmente.
Ci sarebbe anzitutto da chiedere: per quali mai dolori gli americani si rivolgono al medico, se il medico trova normale prescrivere un “antidolorifico” oppioide sintetico «che è 50 volte più forte dell’eroina e 100 volte più potente della morfina»? Quali dolori – se non quelli incoercibili del cancro terminale – richiedono un tale palliativo? Oppure si tratta della necessità di “funzionare” sul lavoro anche se si soffre per un qualunque dolore perché non ci si può assentare? E poi: sono dolori fisici, quelli che gli americani maschi bianchi vogliono soffocare con la prescrizione, o dolori spirituali a cui non sanno dare un nome?
Anche il male sociale è stato privatizzato. Te lo curi da te.
Il sito “Governing.com”, notiziario di tutti gli enti locali, osa un’altra diagnosi: «Non è come le passate crisi per droga, come quelle del crack o delle meta-anfetamine, non è la comparsa di una nuova classe di droghe che creano dipendenza a far morire ogni giorno 91 americani. Questa crisi degli oppiacei è una crisi del lavoro; è una crisi di affitti accessibili per le case. Le stesse forze che hanno rimodellato l’economia nel decennio scorso, hanno lasciato il vuoto riempito, in certe zone, dagli oppioidi».
E aggiunge: «Uno studio dell’Università di Pennsylvania dopo le elezioni presidenziali dello scorso novembre ha scoperto che il presidente Trump ha preso enormemente più voti del previsto in quelle province (contee) che registrano il più alto tasso di “morti da disperazione”, ossia suicidi, overdosi di droga o da alcolismo. Ciò mostra che molti americani si sentono lasciati indietro dall’economia che cambia, e non credono più che il quadro politico attuale li sta aiutando». Dunque sono i bianchi maschi, in età da lavoro, che devono “funzionare” anche se malati per non essere licenziati; gente che votava democratico, spesso, che invece ha votato l’uomo nuovo che ha promesso, o anche solo dato l’impressione, di avere a cuore la loro tragedia? Forse i dolori che accusano questi bianchi non vengono dal corpo, né propriamente dallo spirito – ma vengono da una malattia sociale cui non sono più abituati a dare il senso giusto: ossia politico e collettivo, e che reinterpretano come un dolore privato, da “superare” e da “ingoiare”?
Ho già accennato – troppo in breve – a un altro studio di due università, la Boston University – Department of Political Science – e la University of Minnesota Law School, sul rovesciamento del voto in circoscrizioni tradizionalmente democratiche, che hanno rifiutato Hillary Clinton e votato invece per Trump: sono quelle dove un numero maggiore di soldati, giovani che avevano “servito la patria” nei 15 anni di guerre americane, sono tornati nelle bare, o vivi e mutilati, o invalidi psichici. Per lo studio, tre Stati chiave per la vittoria di Donald (Pennsylvania, Michigan e Wisconsin) avrebbero dato la vittoria a Hillary se i vicini non avessero visto tante famiglie in lutto o con un invalido di guerra in casa. «Trump ha parlato a questa parte dimenticata dell’America». L’America dimenticata che sta elevando una silenziosa protesta per il costo umano che sta subendo per sostenere i 15 anni di guerre insensate non solo politicamente, ma eticamente (sono infatti, sappiamo, “guerre per Israele”). Il tasso immane di suicidi fra i soldati americani, da otto anni in crescita, è leggibile come l’estrema protesta silenziosa e impotente di un popolo per quello che lo costringono a fare?
Nella fanteria, la più colpita, si toccano 29,9 suicidi per 100.000 persone, oltre il doppio della popolazione generale (12,6 per 100.000). Punte di un suicidio ogni 2,2 giorni. Si uccidono molto gli appena arruolati, anche prima di essere dispiegati in territorio nemico; ma moltissimo i congedati: «Venti reduci ogni giorno muoiono per suicidio», dice un rapporto ufficiale della Veteran Authority del 2016.
“I soldati si uccidono per la guerra perpetua”.
Sulle cause, silenzio. Jason Roncoroni, un tenente colonnello che ha fondato una associazione di prevenzione del suicidio, tocca l’argomento tabù: «Attribuisce il tasso fra i militari al sentimento, fra loro, che le guerre americane non finiranno mai, e l’aspettativa di missioni future senza fine. Abbiamo sfumato la linea tra il tempo di guerra e il tempo di pace». Già: il tasso di suicidi s’è alzato dai primi anni 2000, inizio delle guerre “al terrorismo” (11 Settembre 2001), e non è mai calato. Anche, qui, sono i maschi bianchi a suicidarsi di più: i bianchi compongono poco più della metà dei soldati in servizio, ma i suicidi fra loro sono 7 su 10.
Si piega sotto il fardello dell’uomo bianco, l’americano qualunque; l’uomo bianco che deve “funzionare”, e proprio per questo l’hanno caricato con un fardello che ormai lo schiaccia. E lui, sotto, incapace di sollevarlo, ci si uccide. Fatto istruttivo, solo l’armata israeliana ha tassi di suicidi paragonabili.
Aggiungiamoci i 500 omicidi l’anno nella sola città di Chicago, in cui sono coinvolti soprattutto negri, quasi due al giorno, e in continuo aumento. Nell’insieme è l’immagine di una popolazione che si autodistrugge, che si devasta. O che viene devastata dalla “economia che cambia” e “li lascia indietro”, con paghe sempre minori ed affitti da pagare, e la coscienza della propria inutilità. È il capitalismo terminale, quello che fa profitti non più producendo merci ma producendo bolle finanziarie, che nella sua perfezione ideologica applicata persegue la massima efficienza come la intende: pagare il meno possibile il lavoro, precarizzarlo, sostituirlo con robot a tappe forzate, per retribuire al massimo il capitale finanziario.
Tale “efficienza” porta l’effetto paradossale e opposto, che le imprese industriali rimaste in Usa fanno fatica a trovare lavoratori qualificati che non siano resi inservibili dall’oppioide. L’allarme è stato lanciato non da organizzazioni sociali, ma dalla stessa Federal Reserve. Le Fed di St. Louis ha denunciato l’introvabilità di lavoratori non drogati, e quindi improduttivi, in un “Libro Beige” diffuso il 12 luglio.
La stessa Janet Yellen, la governatrice della Federal Reserve, ha spiegato in un’audizione al Senato che «gli oppioidi erano una delle cause del crollo della forza-lavoro», insieme beninteso ai robot e alle delocalizzazioni.
Un crollo inaudito dalla «partecipazione alla forza lavoro», ossia delle persone che si offrono di lavorare. «Oggi, il 15% degli uomini fra i 25 e i 54 sono inspiegabilmente spariti dalla forza-lavoro – ossia uno ogni sette – nonostante il tasso di disoccupazione sia calato». Sono drogati che non riescono più a “funzionare”. La Yellen ha aggiunto di non capire e non sapere se «un così diffuso abuso di oppiacei sia la causa, o invece il sintomo di “malattie di lunga durata” di questi lavoratori».
La Yellen ha aggiunto di non capire e non sapere se “un così diffuso abuso di oppiacei sia la causa, o invece il sintomo di “malattie di lunga durata” che questi lavoratori”. Ecco, appunto: malattie non curate, perché mica ci si può assentare dal lavoro, e mica si può pagare l’assicurazione sanitaria e represse con il farmaco da prescrizione. L’efficienza capitalista terminale ha costituito una società anti-umana, dove i deboli e i poveri sono spregiati e trattati da bocche inutili, abbandonati.
L’abolizione di ogni protezione sociale (un costo), di ogni educazione superiore per chi non se la può permettere – e quella superiore che produce snowflakes senza spina dorsale, incapaci di sopportare la minima frustrazione esistenziale, legati al potere dal politicamente corretto, inutili per una rivoluzione –, l’ideologia permissiva e trasgressiva funzionale ai consumi superflui, si rivelano un regno sotto cui gli uomini si devastano e si danno la morte. Una specie di estrema, inconscia e impotente protesta contro un sistema radicalmente inumano e nichilista, non riconosciuto per tale dalle stesse vittime, che le spinge ad eliminarsi. A tal punto l’uomo è un animale “politico”.
Ovviamente il Sistema impone le sue cure in più alte dosi: ancora più robot per sostituire i salariati inefficienti, ancora più licenziamenti nei servizi, meno commesse e commessi negli shopping centers – che del resto chiudono l’uno dopo l’altro, perché si compra su Amazon e si risparmia.
La finanza speculativa persegue la perfezione della sua utopia disumana: non lasciare niente alle masse, per prendersi tutto, letteralmente tutto per sé.
Uno degli effetti viene descritto così: “L’industria Usa della ristorazione è bloccata nel suo peggiore collasso dal 2009”. Sempre meno clienti. Si deve sapere che quando si parla di “industria della ristorazione” (ma non era un servizio?) non si intendono i ristoranti di lusso, ma i McDonalds e simili in cui mangia in fretta con 5 dollari un hamburger l’uomo comune. Quello che adesso è senza salario e si spende il poco che ha in oppioidi. Chi ci devono andare da McDonalds, secondo il capitalismo terminale? I robot con cui ha sostituito le persone?
E in questa spaventosa crisi e collasso di un intero popolo, cosa fanno le sinistre (alla Soros?) incitano i neri alla distruzione dei monumenti confederati; un’operazione sistematica cui si prestano i negri e gli snowflakes, e a cui i “suprematisti bianchi” di Charlottesville hanno reagito come sappiamo. Un modo molto astuto di deviare la rabbia popolare perché non si rivolga contro i loro veri oppressori.
Non si creda che queste cose in Europa non succederanno. Già stanno succedendo.
Chissà chi sono quegli italiani che spendono 14,5 miliardi l’anno in stupefacenti, la metà in cocaina.
“Il mercato del lavoro non si rivolge più a chiunque, ma cerca solo i più qualificati in alto e i non-qualificati affatto, in basso. Via la classe media! Le classi popolari non fanno più parte del progetto economico delle classi dirigenti, e non interessano il mondo intellettuale”: così il sociologo Christophe Guilluy in “La France Périphérique – Comment on a sacrifié les classes populaire”: dove dimostra come i veri poveri non stano nelle banlieues multirazziali tanto osservate dai media, che invece raccolgono almeno le briciole della nuova economia ultra—metropolitana, essendo vicine a Parigi (dove gli operai sono calati dal 25% all’8%, mentre i dirigenti sono passati dal 15 al 42%). No, i veri poveri sono i dimenticati del Nord ex industriale, dimenticati da tutti,che votano FN e affondano nell’alcolismo – vecchio segnale francese di disperazione. Ma per questo occorrerà un altro articolo.
Fonte tratta dal sito .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/

lunedì 25 settembre 2017

11/9: la fiaba della terza torre, quella che crollò da sola

Scritto il 11/9/13

«Se chiedete al primo che vi capita, di età superiore ai 20 anni, quante furono le torri crollate l’11 Settembre, avrete quasi sempre la stessa, stranita risposta: due, ovviamente. Due aerei, due torri: dunque furono gli aerei ad abbattere le Twin Towers». 

Invece, no: «Le torri abbattute furono tre. 

E questo provoca ancora adesso molti mal di testa a chi vuole sostenere la versione ufficiale». Alla conta, infatti, “manca” sempre la terza torre del World Trade Center, denominata WTC-7, che crollò alle 17.20 del “giorno maledetto”, senza esser stata colpita da nessun aereo. 

Per Giulietto Chiesa, quel crollo-fantasma è un po’ il simbolo dell’atto terroristico più misterioso e devastante della nostra storia recente, destinato ad aprire l’incubo della “guerra infinita”: Iraq e Afghanistan, Libia e Siria, e domani l’Iran. Data fatidica, per il “grande alibi” dell’impero pericolante: occupare, militarmente, un mondo ormai multipolare, progressivamente egemonizzato da nuovi protagonisti, in pole position la Cina – che, secondo i neocon al potere l’11 Settembre, entrerà in rotta di collisione con la “sicurezza Usa” entro il 2017, cioè domani...


I dettagli sul misterioso crollo dell’“edificio-7”, scrive Giulietto Chiesa sul “Fatto Quotidiano”, sono evidenziati dal sito, ormai tradotto anche in italiano, del “Consensus 9.11 Panel”, il gruppo di esperti indipendenti che reclama, finalmente, la verità sul più terrificante attentato terroristico mai subito da cittadini americani. Il Wtc-7, che si trovava a ben due isolati di distanza dalle Twin Towers, fu colpito e danneggiato dai detriti della Torre Nord. Pompieri e polizia lo fecero sgombrare e comunicarono a molti giornalisti che presto sarebbe crollato.

Alle 5.20 del pomeriggio l’attico della parte est dell’edificio crolla – visibilmente con qualche secondo di anticipo rispetto al crollo dell’attico ovest, mentre in simultanea l’intero edificio comincia a scendere in caduta libera. La commissione ufficiale che avrebbe dovuto dare risposta alla miriade di interrogativi rimasti aperti su quello strano attentato non fa cenno alcuno, nelle sue oltre 500 pagine, al crollo del Wtc-7: come non fosse esistito. 

Forse perché proprio quel crollo così anomalo «contiene molte chiavi» per riaprire la vera storia dell’11 settembre 2001.

Anche il Nist, National Institute to Standards and Technologies, cui fu affidata l’indagine tecnica sui crolli, si occupò solo delle Twin Towers. «Strano, nevvero? Ci vollero più di sette anni – ricorda Chiesa – per sapere cosa il Nist pensava del crollo del Wtc-7. E si dovette aspettare il novembre 2008 per leggere il “Final Nist Report on the Collapse of World Trade Center Building 7”». Anni «spesi assai male», se è vero che i tecnici del Nist «li impiegarono ad arrampicarsi sugli specchi alla ricerca di uno straccio di risposta». 

Non lo trovarono, ma in compenso «ne inventarono alcuni, diversi e perfino contrastanti tra loro». E fu una fortuna, per loro, che «l’intero mainstream americano li aiutò a nascondere la verità». Su quali punti si basa infatti quel rapporto? Quello cruciale è che il Wtc-7, in mancanza di un aereo, crollò “soltanto a causa del fuoco dell’incendio”. Il crollo, aggiunsero, non fu in caduta libera, bensì in caduta “progressiva”. A sostegno di queste tesi venne prodotta una simulazione al computer. «Vedere per credere», commenta Chiesa. Perché, «sfortunatamente, questa conclusione non quadra per niente con i dati a disposizione».

Chi osservi i filmati («che, non a caso, furono resi noti solo a distanza di qualche anno») può accertare che l’East Penthouse crolla per conto proprio qualche secondo prima del resto. Lassù «non c’erano danni visibili dei detriti, che erano molto più in basso». In quegli attimi decisivi, i filmati mostrano il Wtc-7 ancora intatto. «Ci sono incendi, ma di piccola entità». Poi, all’improvviso, il collasso – che avviene simultaneamente, su tutta la lunghezza dell’edificio (circa 100 metri, da est a ovest). I piani – come rivelano i filmati – «rimangono perfettamente paralleli mentre l’edificio sprofonda in una nuvola di polvere identica a quelle delle Twin Towers». Dunque, «non si registrano cedimenti settoriali: l’edificio entra in caduta libera tutto intero, senza perdere la sua forma». Nonostante ciò, la ricostruzione del Nist è surreale: dice che fu il fuoco a far crollare l’edificio, e che i detriti che lo colpirono non furono “determinanti”. Poi però sostiene che i cedimenti strutturali che produssero la “progressiva” caduta furono provocati “anche” dalle distruzioni prodotte dai detriti. «La ricostruzione al computer del collasso, prodotta dal Nist, naviga in questa ambiguità, ma non corrisponde in alcun modo agli eventi osservati», ed è clamorosamente smentita dai video, ormai di pubblico dominio.

Per il Nist, resta dunque solo il fuoco a spiegare il crollo. «Ma nemmeno il fuoco può contraddire le immagini televisive», insiste Giulietto Chiesa. «Ed è stato ad abundantiam dimostrato che nemmeno un incendio di gigantesche proporzioni (che peraltro non ci fu) avrebbe potuto trasformare le travi d’acciaio che sostenevano l’edificio in salsicce pieghevoli».

Tutte le analisi scientificamente decenti, aggiunge Chiesa, hanno accertato «l’evidente implausibilità dell’ipotesi che un edificio in acciaio entri in caduta libera: non avviene, non è mai avvenuto, non può avvenire. A meno che non vi siano stati esplosivi per scardinare i supporti e le connessioni tra le travature». Esplosivi, certo: è l’unica spiegazione ragionevole, di fronte alle due “spiegazioni” ufficiali, entrambe smentite dai fatti – il crollo “progressivo” (al posto della “caduta libera” che i video documentano) e il fuoco come causa del crollo.

Nell’agosto 2008, poco prima della pubblicazione del rapporto del suo team, lo stesso capo-investigatore del Nist, Shyam Sunder, in un contraddittorio pubblico si è lasciato sfuggire «ammissioni talmente gravi da richiedere il ritiro del filmato che le conteneva»: il video è stato sostituito da una nuova versione, del 17 settembre 2010. «Ma anche nella seconda versione – scrive Chiesa – il Nist è costretto a confermare che ci fu una “accelerazione gravitazionale” (cioè caduta libera) di 2,25 secondi». 

La simulazione al computer non dimostra niente, conclude Giulietto Chiesa. Forse, «sarebbe utile che il Nist accettasse gentilmente di pubblicare i dati dei modelli su cui hanno lavorato i suoi computer». Ma questi dati «non sono stati rivelati», e intanto «sono passati altri 5 anni». 

Se qualcuno sperava che almeno Barack Obama potesse far luce sul “mistero dei misteri”, destinato a sconvolgere il pianeta, s’è dovuto ricredere: tutto quello che ha fatto Obama è stato proporre la “fiction” della presunta uccisione di Osama Bin Laden, senza uno straccio di immagine, lasciando raccontare che la sua salma sarebbe poi stata inabissata “con rito islamico”, da una portaerei, nell’Oceano Indiano. Nel frattempo, i Navy Seals impegnati nel misterioso blitz in Pakistan sono tutti morti, uccisi da un missile a Kabul. Per i loro famigliari, la Casa Bianca non ha fatto nulla per chiarire le circostanze della strana morte di quegli scomodi testimoni..

Fonte: www.libreidee.org

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

Una perfetta demolizione controllata? ...



Nel 2015 un rapporto suggerisce che a provocare il crollo del WTC-7 non fu né l'incendio né i detriti provenienti dalla Torre 1 ma presumibilmente cariche esplosive.

Per approfondire:

Architetti & Ingegneri sconvolgono gli USA: “Le tre Torri distrutte da cariche esplosive

Il piccolo segreto delle Torri Gemelle

giovedì 21 settembre 2017

quella strage silenziosa che si sta consumando in Africa


Quanto vale la vita umana?

Nel 2017 poco, lo vediamo ogni giorno sui giornali o nei TG.
Si uccide per un posto auto, per una spinta involontaria, per uno sguardo verso la persona sbagliata, per un sorpasso. Calci, pugni, coltellate, investimenti, revolverate, sprangate.
In un attimo una vita si spegne e una cambia per sempre. Questione di scelte. In Africa la vita umana quanto vale? In alcuni casi poco, in altri può valere una cifra da far girare la testa, fino a 180.000 Euro. Questo è il prezzo che si arriva a pagare sul mercato un albino in alcune zone, come Kenya, Zimbabwe, Malawi, Burundi e Tanzania, paese che per altro annovera fra i suoi abitanti censiti, il più alto numero di persone affette da albinismo al mondo. Considerati magici dalla credenza popolare a causa del colore della loro pelle, gli albini vengono rapiti, torturati e mutilati in molte zone dell’Africa dove ancora si pratica la magia nera, ad opera di stregoni considerati più o meno potenti. Il fenomeno, molto diffuso nelle zone rurali, negli ultimi anni si sta diffondendo anche nei grandi centri abitati, con un conseguente aumento degli atti criminali ad essa legati.



Zeruzeru, figli del diavolo, fantasmi, spiriti dei morti reincarnati, così vengono chiamati gli albini. 
Vivono una vita da reclusi, da emarginati, sotto costante minaccia di morte, in una società che non li considera come esseri umani, ma che vede solo l’enorme potere magico che deriva dalla loro morte violenta.
Chi sopravvive all’orrore dell’abbandono della famiglia, che li considera come una maledizione, all’emarginazione della società e alla violenza, rischia di morire per cancro alla pelle, mancando completamente una adeguata profilassi di protezione dai raggi solari.
I numeri di questo massacro non sono precisi. I rapporti di Amnesty Interntional o dell’ONU si riferiscono solo ai fatti conosciuti, denunciati alle autorità. 
Perfino le salme degli albini non trovano pace. E’ in aumento il numero dei corpi riesumati, smembrati e venduti per ricavare preziosi amuleti da utilizzare durante i riti magici.
Più la morte dell’albino è violenta e più il loro potere magico aumenta. 
Nessun luogo è sicuro. Le mura di casa non sono un riparo sufficiente, la scuola non basta per fermare i rapimenti e le scorribande dei cacciatori di albini, che nascosti dietro ai cespugli o confusi fra la gente comune aspettano la loro preda.
Le istituzioni sono al corrente di quanto accade, ma le pene inflitte non sono così gravi da scoraggiare le bande di criminali.
Fin dalla nascita la vita degli albini è segnata. 
La donna che partorisce un bambino affetto da albinismo può essere ripudiata dal marito, il bambino abbandonato oppure ucciso, in quanto la sua nascita è un segno di grave sventura.


Ma fino a che punto si spinge la credenza popolare? Quali sono i poteri che gli stregoni riescono a liberare tramite un amuleto albino? 
Le donne o le bambine albine che vengono rapite, prima di essere torturate a morte e mutilate, vengono stuprate perché si crede in questo modo di poter curare l’AIDS.
Le ossa degli albini combattono il malocchio.
Gli arti consentono di trovare l’oro e favoriscono la pesca abbondante.
I seni e i genitali rendono feconde le donne e sconfiggono la sterilità maschile.
Le unghie, seppellite nei campi coltivati a cacao, permettono un raccolto più abbondante.
Bere il sangue di un albino rende ricchi e fortunati.
In un continente dove si muore di fame e di sete, dove malattie da noi debellate sono ancora mortali, la mercificazione degli albini fa gola ancora a molte persone organizzate in bande che si spostano in tutta l’Africa a caccia delle loro prede, soprattutto bambini, considerati più preziosi e potenti.
Orecchie, occhi, naso, lingua, ossa, arti, genitali, sono venduti fino a 75.000 Euro.
La pelle arriva a costare da 1.500 a 7.000 euro, a seconda dell’età della vittima.
L’entità del fenomeno non è chiaro ai più. I casi di rapimenti e mutilazioni che non arrivano alle autorità sono numerosi. I rapporti dell’Onu, basati sui fatti conosciuti, ci parlano di 80 casi dal 2000 al 2015, ma il numero è quasi sicuramente maggiore. 
Basti pensare che a livello mondiale si stima, nessuna certezza, che una persona su 20.000 sia affetta da albinismo. L’incidenza stimata in Africa orientale, soprattutto Tanzania, è di una persona su 1.400.
Gli stati africani interessati, anzi colpiti da questo disumano fenomeno, si pensa siano 23.


Riportare qui i nomi di alcune vittime non credo sia necessario. Sono decine, forse centinaia, le morti silenziose, quelle che nessuno denuncia.
A noi arrivano solo i casi che l’eco dell’indignazione ci porta, quelli che avvengono sotto gli occhi dell’opinione pubblica.
Ve ne riporto alcuni, che hanno avuto rilievo grazie alla stampa internazionale.
Un neonato albino, rapito dalla culla a pochi giorno dalla nascita, è ritrovato morto senza arti.
Un ragazzo di 17 anni, dopo giorni di ricerche, è stato rinvenuto senza ossa di gambe e braccia.
Ad un bambino di 10 anni hanno amputato un braccio alla fermata del bus che lo avrebbe portato a scuola. Sono solo alcuni casi, l’orrore è grande, la solitudine è profonda, il silenzio è spesso come una coltre di nebbia.
Il grande lavoro di sensibilizzazione di Amnesty International o di alcuni organi di volontariato presenti sul territorio, sta avendo i primi risultati. Ma la strada è lunga e spesso ostacolata dal silenzio dei governanti.
Nel 2010 Salum Khalfani Bar Wani è il primo uomo albino eletto in Tanzania al Parlamento. Nel nord-est del paese è sorto il Kabanaga Protectorate Centre, il centro della tribù dei fantasmi. Qui risiedono 70 persone albine, da 0 a 60 anni. Un’oasi di pace, una possibilità, un rifugio, un luogo da chiamare casa. Una grande conquista in un paese in cui esiste ancora oggi, nonostante la condanna unanime dell’opinione pubblica mondiale, una taglia sulla testa di bambini albini. Un passo avanti. Tutto questo accade ogni giorno, sotto gli occhi delle autorità, sotto i nostri occhi capaci di scandalizzarsi solo per ciò che gli organi di informazione ci passano. Indigniamoci anche per questo, combattiamo per sconfiggere la superstizione, l’ignoranza.  Gli albini non sono figli del demonio, sono persone come noi, che soffrono di una malattia che causa la depigmentazione parziale o totale della pelle, dei peli, dei capelli, dell’iride e della coroide.


Anche queste sono vittime, ma silenziose, come molte altre in Africa e nei paesi devastati dalla guerra e dalla fame. 
Vittime silenziose e preziose, vittime che i più ignorano perché nessuno vede, sono fantasmi. Muoiono ogni giorno senza arrivare a noi perché non hanno la forza di bussare alla nostra porta.

Rosella Reali

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia

The Social Post.it – La strage degli albini africani, uccisi e mutilati per riti di magia nera - Gabriele Sebastiani – 28 marzo 2017 

Avvenire - Albini, in Africa massacro senza precedenti - Matteo Fraschini Koffi - 8 giugno 2016 

Diritti d’Europa - I bambini albini africani: la strage dimenticata – Michele strazza – 22 aprile 2015 

Amnesty International, Rapporto annuale 2010, in www.amnesty.it 

Amnesty International, Rapporto annuale 2011, in www.amnesty.it 

Amnesty International, Rapporto annuale 2012, in www.amnesty.it. 

Amnesty International, Rapporto Annuale 2014-2015, Roma, Castelvecchi editore, 2015.


Rosella Reali - nel team dal 2016

Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Sono solare. Sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me. Non me ne separo mai.
Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori. Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai..